09-16.05.2009
Tra mare e timo selvatico
Trekking delle Egadi
Ozio lentezza e nostalgia, questo è il titolo di un libro di Christoph Baker, sono anche i termini che al meglio incarnano quello che si prova soggiornando a Marettimo, la più lontana delle isole Egadi, al largo di Trapani, nel mare tra Europa e Africa.
È un'isola di mare e montagne, con un solo piccolo villaggio, case rigorosamente bianche come piccoli cubetti incastonati nella roccia di calcare e dolomia, qui non circolano auto, non ci sono strade, solo sentieri che attraversano in lungo e in largo l'isola e naturalmente barche, tante barche di pescatori, coloratissime, turchese, giallo rosso e bianco, sì perché gli abitanti vivono ancora sostanzialmente di pesca.
Qui, fuori stagione, il tempo sembra essersi fermato, lontano dalle nostre città, dove gli abitanti si muovono e vivono sempre più velocemente, città rumorose, frenetiche, che hanno perso il senso del vivere.
A Marettimo, già dopo qualche giorno si entra in un ritmo più lento, più vivo, più vero, dove niente sfugge, neanche le persone fuggono…
Camminare nella macchia mediterranea nel momento in cui tutto è in fiore è un'esperienza sensitiva inebriante di colori, immagini, profumi, certi angoli dell'isola sembrano dei giardini disegnati da qualche noto architetto paesaggista… e ci si ferma a contemplare questa meraviglia, l'occhio non può averne abbastanza, e intanto la pelle è accarezzata da un caldo piacevole sole, la luce è vivida e intensa e il vento porta profumi di mare e sale.
I paesaggi sono incantevoli, scorci incredibili, viste spettacolari, rocce imponenti a strapiombo sul mare e in basso calette dall'acqua color turchese e gabbiani, ovunque stridenti gabbiani che hanno il privilegio di muoversi tra mare e cielo in spettacolari voli.
Ritornare al paese, dopo una giornata passata a camminare tra le rocce e i monti, è un'esperienza piacevole, seduti al vecchio porto, godere del sole, del vento e di questo paesaggio, seduti, semplicemente seduti a fare niente, a pensare a niente, lasciandosi penetrare da questo paesaggio magnifico, tutto questo paesaggio, sotto questo cielo entra in ogni angolo della nostra retina, della nostra mente…
questa è la vera fuga, è dimenticare tutto, è fermare i propri pensieri, é lasciarsi vivere oziando e godendo del momento: carpe diem…
la noia non esiste, il tempo non esiste… osservare i pescatori con la pelle bruciata dal sole a riparare le reti è uno spettacolo, osservare l'orizzonte tra cielo e mare, quella fine striscia blu è calmante, poi c'è la voglia di un gelato con i pezzetti di amarena e il sapore di mandorle siciliane e pigramente ci si sposta verso la piazza del paese, ma la grande distesa pavimentata vicino al porto invita di nuovo a fermarsi, vecchie sedie d'ufficio, divanetti, sedie di plastica di ogni tipo che fanno solo vagamente presupporre i discorsi dei locali quando qui si riuniscono…
e di nuovo ci si ferma, seduti ad osservare lo spettacolo che ci sta attorno, passa lo zio Peppe, che con i suoi ottantasei anni è un libro di storia vivente del paese, ci chiede dove siamo stati oggi, ci racconta aneddoti dell'isola…
L'orologio al polso non lo si guarda neanche più, ma la luce che cambia fa presupporre che è passato del tempo, ma noi siamo nel tempo e viviamo ogni minuto di questo tempo…
Al bar del paese, in piazza ci sono i nostri amici subaquei di Biella e di nuovo ci si ferma, a bere un bicchiere di bianco, a ridere e scherzare, a scambiare esperienze vissute sui fondali e sulle montagne…
E poi succede l'incredibile! Un cavallo libero, senza briglia, senza padrone, passeggia tranquillamente e indisturbato tra le viuzze del paese, già, perché anche lui è un abitante di questo meraviglioso paese… e con noncuranza nei nostri confronti ma con una grande eleganza, lentamente si sposta verso il porto nuovo… e tra subaquei e montanari si aprono le scommesse, arrivato al bivio, il cavallo si sposterà verso il mare o verso le montagne?
Indovinate un po'…


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